GLOBALE…NON ABBASTANZA

 

 

 

GLOBALIZZAZIONE:UN FENOMENO CHE STA SEGNANDO UN SVOLTA EPOCALE,UNA REALTA’ DISCUSSA E CONTROVERSA. COME FARE PERCHE’ SIA DAVVERO UN’OPPORTUNITA’ DI CRESCITA PER TUTTI ? ALCUNE CONSIDERAZIONI.

Fare del pianeta- cioè del globo – un unico mercato “globale “:questa è la globalizzazione. Sulla sua base e a sua correzione si cercano – o si dovrebbero cercare – altre globalizzazioni: della solidarietà,poniamo,e dei diritti umani.In questo caso si tratterebbe di fare del pianeta una casa comune dove i diritti di ognuno siano  rispettati da tutti. Qui ci chiediamo che cosa abbiano da dire le Chiese,poste  di fronte a questo fenomeno epocale. Le Chiese e i singoli cristiani,ognuno di noi. E’ una domanda appassionante,perché il cristiano d’istinto approva chi vuole un mondo unito e unico,ma se l’unificazione dovesse comportare la soggezione di tutti a pochi,allora il cristiano è istintivamente contrario.

La globalizzazione è una chance per dare da mangiare a tutti.ma è anche un processo violento che rischia di produrre innumerevoli vittime e potrebbe provocare crisi ‘ globali ‘ di enorme portata,forse maggiori – in costi umani – delle guerre mondiali del secolo scorso.

Vediamo di farci un’idea chiara del fenomeno.

 

UN UNICO MERCATO PLANETARIO

 

Il mercato planetario cui tende la globalizzazione vorrebbe essere unico quanto a capitali,beni e servizi.

Quanto a capitali:quando leggiamo che Murdoch (magnate australiano) potrebbe acquistare le reti di Berlusconi. Non ci si muove più su un mercato italiano,o europeo,ma ‘ globale’.

 Quanto a beni: in tutto il mondo ( o quasi ) si beve Coca Cola,si usano i portali IBM,si calzano scarpe della Nike. Gli stessi aerei di marchio statunitense- ma prodotti in aree geografiche di vari continenti:come del resto le Nike,la Coca Cola e gli IBM – sono usati dalle compagnie aeree di quasi tutti i Paesi.

Quanto ai servizi: farò un unico esempio ed è quello delle carte di credito. Due miei figli andarono nel 1993 alla  ‘Giornata della gioventù  ‘ di Denver e dovettero acquistare dollari USA prima di partire. Altri due sono andati il luglio scorso alla ‘ Giornata’ di Toronto e se la sono cavata con la mia carta di credito:in nove anni la globalizzazione dei servizi ha galoppato ! Tra poco avremo i telefonini che potranno chiamare in tutto il mondo e anche quella sarà una globalizzazione buona per tutti.

 

MAGGIORE CIRCOLAZIONE…

 

 vantaggi della globalizzazione sono evidenti:si ampliano i mercati,si alza la qualità,si abbassano i prezzi,più merci arrivano a più individui,c’è maggiore circolazione di persone,di beni e di tutto. Comprese le immagini e le idee:Internet è uguale ovunque.Voglio dire che chi ha un telefono a Kinshasa può fare la stessa navigazione ‘ on line ‘ che faccio io da Roma. Dunque la globalizzazione – che caratterizza il mondo al passaggio del millennio e che ha compiuto un grande balzo in avanti con la caduta dei regimi comunisti,dodici anni fa -  dà un lso enorme allo sviluppo economico. impu

 

 

MINORE RIDISTRIBUZIONE

 

Ma produce anche effetti negativi e comporta rischi per gli equilibri dell’economia mondiale. Aggrava le disuguaglianze nella ridistribuzione della ricchezza tra i popoli. Espone i paesi poveri a tremendi sussulti economici e politici:basta guardare a che cosa è capitato ultimamente nei mercati asiatici e a quanto sta succedendo in Argentina e in Venezuela. Provocherà domani migrazioni gigantesche,imparagonabili a quelle del passato. Mi fermo su un punto:la crescita delle disuguaglianze. La globalizzazione di suo tende a raggiungere tutto il globo,ma in verità,fino a oggi,raggiunge solo tre spezzoni continentali: l’Europa,il Nord America,il ‘ Bacino del Pacifico ‘  

( Giappone,Hong Kong,Taiwan,Singapore,Corea del Sud e – domani- Malaysia,Thailandia e India). Abbiamo così un’economia mondiale a due velocità. I Paesi globalizzati godono di uno sviluppo veloce,che li fa più ricchi,mentre gli esclusi restano sulla linea lenta,che li fa sempre più poveri.

 

GLOBALE,OVVERO NESSUNO ESCLUSO

 

Le Chiese cristiane si interrogano da un decennio su questo fenomeno e hanno preso,nell’insieme,una posizione critica e di stimolo costruttivo. Invitano innanzi tutto a non confondere l’etica con le leggi  dell’economia globale,ma a condurre un continuo monitoraggio di queste ultime- e dei loro effetti e delle loro mutazioni- alla luce della prima. Le Chiese chiedono poi agli ‘ uomini di buona volontà ‘ di lottare perché non ci sia un solo sistema socioeconomico dominante,che imponga a tutti –  insieme alle proprie merci - i propri valori. Si tratta di difendere la dignità di ogni cultura,che nessuna logica economica deve mortificare. In terzo luogo,la riflessione cristiana sollecita a inventare tutele internazionali e a rielaborare quelle sociali,in modo che vengano protetti i popoli e gli individui che restano esclusi dal circuito ‘ globale’. In quarto luogo,gli ambienti cristiani appaiono i più sensibili nel percepire e contrastare l’invadenza montante della logica di mercato e della pedagogia competitiva che la caratterizza e che mortifica il volontariato e le politiche sociali.

 

CRISTIANI:ESPERTI IN MONDIALITA’

 

 

Ma è ora di guardare oltre la predicazione delle Chiese:che possono fare i cristiani comuni,nella loro vita quotidiana,perché le risorse della globalizzazione vadano a vantaggio di tutti e non solo dei benestanti ? Tenere occhi e cuore aperti.Cercare di sapere e di capire.Prepararsi a sostenere ogni progetto che mira ai destini generali, e a privilegiarlo rispetto a quelli calamitati dagli interessi di parte. Battersi per la riduzione del debito internazionale.E’ impresa che ci supera da ogni parte,ma ci sono iniziative a portata dei privati,che è importante sostenere. Tenere conto di questo capitolo quando andiamo a votare. Sia che votiamo a destra,sia che votiamo a sinistra,evitare liste e candidati che amano la globalizzazione selvaggia e irridono agli appelli del Papa per la riduzione del debito e per l’accoglienza degli immigrati. Quando ci vengono proposte iniziative – ‘progetti’ da appoggiare concretamente,orientarsi a quelli promozionali,rispetto a quelli assistenziali: e cioè a quelli che puntano sull’autoaiuto,sulla partecipazione,sul dono della canna da pesca piuttosto che del pesce già pescato.Aiutare il commercio equo e solidale,le iniziative di sostegno-tramite il micro- credito- alle piccole aziende dei  Paesi poveri ( o del nostro Meridione),i programmi di investimento responsabile ( privilegiamo le imprese che si muovono con criteri di responsabilità sociale, disinvestendo da quelle che producono armi alcool,tabacco). Infine il cristiano dovrebbe seguire,in questa materia della mondialità,una regola d’oro che potrebbe essere formulata così:il pane  dei lontani è più importante del companatico dei vicini. Se tanta umanità muore di fame,non possiamo guardare altrove,con la scusa che ‘ anche da noi ci sono i bisognosi ‘.               

    LUIGI ACCATTOLI