CENNI STORICI

Parenti è un piccolo centro agricolo dell'alta Valle del Savuto. Sorge immerso in una lussureggiante vegetazione di castagni e di querce,ai piedi del monte Brutto e alla sinistra del fiume Savuto. Il territorio ha una estensione  di 37,62 kmq ed è posto ad un'altitudine di 850 metri sul livello del mare. Confina con i comuni di Aprigliano,Bianchi,Colosimi,Marzi e Rogliano nella provincia di Cosenza e Taverna nell'alta Valle del Savuto nella provincia di Catanzaro.

Le origini di Parenti,risalgono alla fine del XVll secolo,ai primi del 700 anni in cui lo ritroviamo come stabile appartenente alla bagliva dei Casali del Manco di Cosenza sotto la giurisdizione di Giuseppe Sambiase. Lo stabile di Parenti,costituito in gran parte da  terreni alberati e solo in minima parte da seminativi,dove sorgevano le case coloniche,mulini e chiese,era di proprietà di Luigi Ricciulli del Fosso,come bene burgensatico,vale a dire un bene su cui egli esercitava la libera e piena proprietà fondiaria che non era soggetta ad alcun onere pubblico o privato. Questi il 27 febbraio 1709,fece richiesta al re di Spagna affinché la sua proprietà fondiaria privata fosse tramutata da bene burgensatico in feudo con tutti i privilegi annessi ai feudatari. Il barone   Luigi morì il 28 settembre 1772 e fu tumulato a Parenti; a lui seguì nel baronaggio il figlio Gaetano,che ebbe come tutore,essendo in minore età,lo zio Antonio. Il barone fu l'ultimo dei feudatari di Parenti in quanto nel 1811 Parenti fu dichiarato Comune della Provincia di Cosenza,Circondario di Rogliano. Tutto l'abitato di Parenti ed anche i territori limitrofi furono turbati dai furori briganteschi già a partire dall'anno 1806. Il capobanda Giuseppe Morelli dopo aver commesso molte nefandezze per incendi e  uccisioni di greggi e armenti,si rifugiò sui monti circostanti l'abitato di Parenti.

Con Regio Decreto del 15 gennaio 1928,reso esecutivo il 1° marzo dello stesso anno,Parenti divenne frazione di Rogliano e come tale l'allora Podestà di Rogliano,Carlo Iorio,il 19 marzo del 1929 stante la lontananza e le difficoltà dei mezzi di comunicazione,istituì nella frazione di Parenti un ufficio distaccato di stato civile. Qualche anno dopo,esattamente il 29 gennaio 1934,Parenti ridivenne Comune autonomo con decreto prefettizio n° 735.

Vi sono varie tradizioni popolari che tentano di giustificare il toponimo Parenti,dato a questo paese della fascia presilana. Una e così tramandata: l'attuale paese,proprio per la sua posizione geografica di difficile accesso,era diventato un covo per briganti e malfattori di ogni sorta. I familiari provvedevano di tanto in tanto,a portare loro delle cibarie,e quando lungi i sentieri di montagna erano fermati da qualche pattuglia di gendarmi,alla domanda : 'Dove siete diretti' ? essi rispondevano: ' A trovare li Parienti'.  Questa è solo una diceria priva di ogni fondamento storico e di riscontri,tranne nel fatto che Parenti fu effettivamente rifugio di briganti,la presenza dei quali però,nei luoghi di Parenti,si fa risalire alla seconda metà del '700,perciò non può essere storicamente valida per giustificare il nome del paese.

Un'altra tradizione narra che in questo territorio si fossero trasferiti da varie zone limitrofe,al servizio di  Luigi Ricciullo,interi nuclei familiari,alcuni dei quali in stretta parentela tra di loro. Da ciò il villaggio avrebbe assunto il nome di Parenti. Per chi la sostiene,questa tesi è avvalorata dal fatto che anche oggi nel paese sono molte le famiglie legate da vincoli di parentela,e per il fatto che,in tempi non molto lontani,i matrimoni fra consanguinei erano molto frequenti,quasi usuali. Questa seconda ipotesi sembrerebbe confermata dalla definizione che si legge su ogni libro degli atti parrocchiali della Chiesa Madre del Comune dal 1752 al 1922 (libro degli atti di nascita,dei matrimoni,dei defunti e delle Cresime),'' Sanctae Mariae de Monte Carmelo terrae Parentorum''. Proprio quel termine Parentorum sembra affermare la veridicità della seconda ipotesi  citata,visto che trova la sua origine da pareo che significa sottomesso,ubbidiente,docile schiavo. Se analizziamo le fonti storiche,riguardanti la nascita  ufficiale del feudo di Parenti,è facile dedurre che il Barone ,ricco proprietario terriero chiamasse parentes,nel senso di ubbidienti,sottomessi,quella povera gente che coltivava e custodiva i terreni della sua masseria. Perciò la spiegazione potrebbe essere molto più semplice. Che tutti gli abitanti  fossero dediti all'agricoltura che rappresentava la base di tutto il tessuto economico-sociale da cui dipendeva la sopravvivenza dei cittadini,trova riscontro anche  nello stemma araldico del comune  che ancora oggi è rimasto lo stesso di allora. Su di esso sono raffigurati su uno sfondo azzurro,nella parte superiore una quercia,nella parte centrale una fascia a forma di cuneo,rappresentante una montagna,e nella parte inferiore una mucca con la coda appuntita e attorcigliata al piede destro.

Pertanto per concludere sull'origine del nome Parenti,siamo più propensi a credere all'ipotesi che esso sia la traduzione del termine parentes con il significato di sudditi.

                                                                                                 MALVINA  GAROFANO

 

                                                                                                                   

 

 

 

 

                                                                   

 

 

 

 

La piccola cittadina,sospesa,quasi tra le nuvole,sui monti verdeggianti di castagno,faggio,abete,querce  e quant’altro offre la lussureggiante macchia mediterranea,sorge alle pendici della Sila,in provincia di Cosenza,da cui dista 32 km.

Un’arteria dell’autostrada ( la Salerno - Reggio - Calabria),congiunge il capoluogo a Piano Lago; da qui,tramite la statale,si giunge a Rogliano,indi,la strada provinciale,come un lungo ed interrotto verde viale,conduce al ridente centro  presilano.

I cittadini parentesi conservano quasi intatte le loro usanze e tradizioni,soprattutto quelle legate al culto del focolare domestico ed alle festività religiose.

Il paese presenta un’interessante struttura a croce;le sue costruzioni dalla Via Silvana,in basso,si sviluppano si in orizzontale,lungo l’omonimo Corso Silano,che in verticale,raggiungendo via Presidi ( o Presidii?),dove sorge un antico palazzo,definito il castello.

Il palazzo più antico,detto Migliori,posto su via Silana,ovvero nella parte più bassa,che appartenne al napoletano barone  Del Fosso ( cui è legata la storia delle origini stesse del paese ),domina la Piazza principale.

Tra questo e l’altro antico,prima menzionato,che sorge nella parte più alta,in via Presidi,corre un tunnel sotterraneo,in corrispondenza delle fondamenta dei due immobili.Su detto passaggio sotterraneo si narrano storie che hanno il sapore della leggenda,come quella che i ‘’ briganti ‘’,per sfuggire alle loro responsabilità… e/o alle persecuzioni,vi si rifugiassero…

Le antiche strutture,l’architettura sobria delle costruzioni del centro storico,in gran parte rimasto,fortunatamente intatto,il menzionato tunnel,dove,più verosimilmente,si nascondevano coloro che non tolleravano fiscalismo,malgoverno e giurisdizione borbonici,riportano indietro nel tempo,suscitando l’eco di vicende e avventure lontane.

Un tempo aveva un certo rilievo nell’arte e nella produzione della seta,dalla cura del baco all’arte del tessere.

La vera,la ‘perla’ della piccola cittadina è rappresentata dalla sua  chiesa principale,dedicata al culto della Madonna del Carmelo .

In essa si coniuga,come in una perfetta sintesi,eleganza artistica e calore spirituale-contemplativo.

Le sue arcate imponenti,le maestose colonne ed i vari motivi architettonici,i capitelli,i rosoni,le stesse statue ed immagini sacre costituiscono un tutt’armonico,perfettamente equilibrato,tra i vari elementi.

Qui il ‘divino’ si coniuga ed assorbe ‘ l’umano’. La ricercatezza degli arredi non distrae dal raccoglimento ma invita alla preghiera. L’eleganza sobria della volte invita al silenzio…e la voce di Dio scende chiara e distinta sull’umile che l’ascolta. Altra testimonianza di culto esprime Parenti nella Cappella di S . Pasquale,dove la comunità si raccoglie,sul far della sera,in preghiera,soprattutto per il mese Mariano,il mese del Sacro Cuore,le Novene del Carmine,Santa Liberata e nella Novena del Santo Natale.

Le festività natalizie,pasquali,le vacanze estive rappresentano oltre che di raccoglimento e preghiera preziosi momenti di incontro tra amici,parenti,ospiti e conoscenti,in questa ridente cittadina del Sud,sotto i fiocchi di neve invernale come nelle fresche serate estive ed il Corso Silano si anima di voci gioiose.

Insigni sacerdoti,avvicendandosi nel tempo,hanno guidato,con grande impegno la comunità parrocchiale. Attualmente,don Mario Vizza,il più dinamico di tutti,unisce all’aspetto contemplativo un incredibile slancio umano,adoperandosi con immenso spirito di abnegazione per tutta la comunità parentese. Ospita,tra l’altro,bambini e giovani stranieri bisognosi di clima salubre; aiuta i giovani a ritrovare il difficile equilibrio spirituale ed umano,inculcando quei valori universali,che,attingendo alla vita dello spirito,non possono che produrre conseguenze positive nella dimensione sociale e civile.

Guida preziosa nei pellegrinaggi religiosi,versa sull’intera comunità le copiose esperienze acquisite ed il frutto del suo percorso meditativo,in un rapporto ricco e sinergico anche con cittadini di altri Stati.

La comunità parentese vive in raccoglimento sì ma non isolata. Il clima particolarmente fresco e salubre,l’aria tersa e pura attirano,unitamente allo schietto calore dei suoi abitanti,nella cittadina,specie d’estate,villeggianti sempre più numerosi,tra i quali,con gioia e nostalgia insieme,si annoverano quelli che le varie vicende  della vita hanno allontanato ( in senso geografico ma non  certo in termini di affetto) da Parenti.

Il reverendo Don Mario Vizza è ancora una volta il tramite prezioso tra cittadini residente e non nel piccolo centro Silano,che,come d’incanto,in certi periodi dell’anno,diventa grande,raccogliendo intorno a sé i suoi figli sparsi per il mondo ed allora lungo il corso Silano e nei tanti piccoli vicoli è tutto un vociare,un abbracciarsi…

 

Qui,in mezzo ai monti ricoperti di un mantello verde e lussureggiante,d’estate,e bianco candido,d’inverno,quando tacciono i rumori della vita quotidiana,sembra ripetersi quel che diceva il salmista:

                                    “ come sono belli sui monti

                                       i piedi del messaggero di lieti annunzi

                                       che annuncia la pace,

                                       messaggero di bene,che annunzia la salvezza,

                                       che dice a Sion:Regna il tuo Dio”  ( Is.52,7 )

 

I.C.

 

 

FOTO PER RICORDARE

BRIGANTAGGIO A PARENTI

Uno studio approfondito sul brigantaggio mette in luce il fatto che il fenomeno,nato come rivolta sociale verso la fine del 700', ben presto degenerò in volgare delinquenza ed i briganti in nome di fantasiose rivolte socio-politiche giustificarono i loro misfatti,le loro crudeltà,le loro barbarie,i loro capricci ed arbitrii. E 'doveroso ricordare che spesso,come negli episodi che andiamo per raccontare,i briganti agivano in Parenti per tentare di derubare i ricchi proprietari terrieri o per motivi di odio nei confronti di qualche signorotto del luogo. Vicino al centro abitato di Parenti si trova una località agreste di nome Poverella,in questa località viveva una comunità di contadini  e d pastori. Un giorno furono assaliti da una banda di briganti intenzionati a rubare loro tutto il bestiame che possedevano. Nello scontro a fuoco i pastori ebbero la meglio ed i briganti furono costretti a riparare in fuga. Ma alcuni giorni dopo,nottetempo,fecero irruzione nella comunità e sgozzarono tutti gli uomini,che colti di sorpresa nel sonno,non ebbero il tempo di opporre la pur minima resistenza. Il disgustoso dell'episodio fu che essi obbligarono le mogli dei pastori a tenere sotto la gola dei mariti delle ciotole di legno che venivano usate come tazze per bere il latte fresco appena munto,in cui si raccolse il sangue dei trucidati. Dopo l'eccidio usarono violenza alle donne e imbrattarono di sangue le mura di quelle squallide case coloniche come perenne ricordo del loro barbarico gesto,che ricordasse,con terrore ed orrore,a tutti  la loro ferocia ed imponesse ad ognuno una completa sottomissione ai loro voleri. Ancora oggi il fatto viene raccontato dalla popolazione del luogo con raccapriccio e con una punta di velato timore. Questa è una tradizione che,ci si potrebbe dire,non ha alcun valore storico e non dimostra assolutamente che il brigantaggio,in quel periodo, fosse esplosione di violenza e non guerra sociale.

E' vero ed è per questo che trascriviamo un documento storico riguardante il Parafante. Parafante <  nello stesso anno  (1791) del mese di ottobre assaltò colla  sua compagnia la comune dei Parenti,e propriamente alla casa di Filippo Cardamone,acciò ci potesse cadere acconcio di uccidere Giuseppe Cardamone figlio di Filippo,perchè costui era capitano civico,e cercava la sua distruzione,pur nondimeno si fece resistenza all'interno del paese,pose però Parafante fuoco al palazzo di Cardamone,ed in quello conflitto restò ferito il signor Pietro Cardamone zio del capitano nell'occhio sinistro,di cui oggi ne è privo. Essendo la sua compagnia numerosa ebbe l'intento di entrare nel paese,per cui entrati dentro,fecero un saccheggio lo più minuto che mai. Parafante domandò poi una somma di ducati settecento,a cui non si volle aderire. E da ciò ne derivò dichiarata inimicizia tra questa famiglia di Cardamone,con detto Parafante;con lui vi era unito il nominato Niurello,e sempre facevano dei furti in ogni ceto di persona che incontravano. Parafante  poi si portò nella Sila nel mese di settembre corrente anno nel luogo detto Varco di Piazza nella mandria di Antonio Cardamone ,e Filippo Cardamone  soci,ambedue della comune di Parenti,ed avendo ivi ucciso dodici vitelli,undici bagagli,nove vacche,e si prese epr comodo dei briganti suoi compagni giumenti numero quattordici,e pose fuoco a tutti gli utensili di rame,e di legno,solamente lasciò il tugurio per comodo dei foresi. Dopo di aver fatto questo delitto passò all'ovile dei  stessi soci,ed uccise a colpi di coltelli quattrocento pecore che erano ivi racchiuse.   Parafante fece questi barbari danni,perchè l'anno passato cerò a detto Cardamone una somma di denaro,che sommava a ducati 700, e detta somma li furono denegati. La civica di Carpanzano era nel mese di agosto alla Sila nel posto di Ppetraravo,comandata dal capitano civico Gregorio Cristino. Parafante assaltò il detto posto nottetempo,ma fu respinto,e fugato dalla stessa civica.Egli vedendosi così respinto,si portò nella mandria  di Filippo Cardamone della comune di Parenti e li uccise undici bagagli,ottanta pecore,e undici vitelli.

Parafante nello stesso mese di giugno prese a Rosario Fuoco di Parenti, e con varie minacce di toglierli la vita gli estorse ducati mille,ed a Nicola Greco gli tagliò la lingua nella Sila,nella stessa epoca,per causa che esso avea detto alla civica di Colosimi,di esserci in quei luoghi,un compagno suo ferito. Nel fondo detto Carito,sito nella comune di Parenti di pertinenza della famiglia di Morelli e di Sicilia di Rogliano,tagliò un grandissimo querceto per motivo che il padrone non aveva voluto mandargli alcune cose di oro che li avea domandato.  Parafante continuando  l'inimicizia colla famiglia Cardamone si prese per ultimo quattro cavalli,cioè uno era di Filippo Cardamone,un altro di Antonio Cardamone,un altro di Costantino Cardamone,ed un altro di Filippo Cardamone.

Il 14 marzo dello stesso anno la civica di Carpanzano, e la scelta sotto il comando del capitano Lacoste del Cetraro,attaccarono a questo assassino nella Sila nel luogo detto Rupe in territorio dei' Parenti,li uccisero due compagni,e ne ferirono degli altri. Parafante si salvò la vita per una folta nebbia,che sopravvenne in tempo dell'attacco,e fu costretto a buttare le armi,e fuggire a piedi nudi,e senza cappello. Nel mese di ottobre dell'anno precedente,fece un biglietto al signor Vincenzino Morelli,domandandogli duemila ducati,questi  ricusò,ed avendo avuto lanegativa,Parafante con tutti i suoi compagni li tagliò tutti gli alberi fruttiferi,del fondo chiamato Carito >.

E' chiaro a questo punto,che i briganti di questo periodo altro non erano che comuni delinquenti,che agivano solo per personale tornaconto. Parenti si trovò al centro di questa  delinquenza sia per la sua posizione geografica,sia per il diritto di immunità, chei Baroni Ricciulli seguitavano a mantenere nel feudo. Ed anche  quando il brigantaggio,sotto la dominazione francese,iniziò veramente ad essere  <guerra sociale >,a Parenti seguitò ad essere  crudeltà.

                                                                                                 ( da Parenti Scienza e Tradizioni di Carmine Aurilio )

dal libro Vecchia Calabria di Norman Douglas

L’ultimo vero bandito della Sila fu Gaetano Ricca.Verso la fine del secolo scorso,a seguito di un banale malinteso con le autorità,quest’uomo fu costretto a darsi alla macchia per circa tre anni.Fu posta una taglia sulla sua testa,ma la popolazione era troppo intimidita dalla sua audacia e dalla sua profonda conoscenza della zona per osare denunciarlo. Personalmente,preferirei non credere al numero di carabinieri che,secondo quanto si dice,egli avrebbe ucciso in quel periodo;senza dubbio,la verità venne a galla nel corso del processo. Una volta si trovò circondato e,dopo che l’ufficiale degli inseguitori,che si era riparato dietro un albero,gli ebbe ordinato di arrendersi,Ricca attese pazientemente che comparisse la punta del piede del suo nemico;poi lo colpì alla caviglia con la sua ultima pallottola e riuscì a fuggire: In seguito fu costretto ad arrendersi e venne imprigionato per circa vent’anni. Scontata la condanna,ritornò in Sila dove,fino a poco tempo fa,godeva ancora di una robusta vecchiaia nella sua casa di PARENTI:PARENTI,già famosa negli annali del brigantaggio per l’impresa del perfido Francatrippa (Giacomo Pisano ) il quale,fingendo di offrire ospitalità a una compagnia francese,l’attirò nelle sue grinfie e uccise i tre ufficiali e tutti gli uomini,eccetto sette. Le memorie di questi uomini potrebbero certo essere interessanti quanto quelle del sardo Giovanni Tolù,già pubblicate.Se avessi saputo dell’esistenza di Ricca,non avrei mancato di andare a salutarlo quando,alcuni anni fa,mi capitò di passare da PARENTI,andando da Rogliano a S.Giovanni In Fiore ( una lunga marcia di dodici ore !).Ora è morto.Ma il caso di Ricca è sporadico e potrebbe essere capitato dovunque e in qualunque epoca.E’ come quello di Musolino:il catodi un fuorilegge isolato che sfrutta la confusa configurazione geografica del paese per scopi offensivi e difensivi.Invece il brigantaggio calabro,nel complesso,ha sempre avuto carattere politico.