LETTERE EMIGRANTI

 

Partenza di un emigrante.

Di buon mattino, aveva indossato il vestito buono,con le valigie ben legate,il passaporto intasca,insieme ad un foglietto di carta contenente qualche frase nella lingua dove era destinato,era salito su  un “traino” tirato da un mulo insieme ad altri parentesi  che partivano per l’America. Lo abbiamo accompagnato tutta una schiera di familiari:mamma,papà,zii,cugini e un folto gruppo di fratelli e sorelle. Lui dei figli,era il più grande,un bel giovane,io la più piccola,ero una bambina di pochi anni,fra lui e me quasi vent’anni di differenza e n mezzo tanti fratelli  e altrettante bocche da sfamare. Lo abbiamo accompagnato fino alla “ Venia “ben oltre il Calvario e le ultime case. Lì c’era un grande albero che stabiliva il confine dove bisognava separarsi.

Sembra di sentire ancora i pianti strazianti di mamma e ascoltare quell’addio per quel figlio che probabilmente non avrebbe mai più visto…

Lui ci abbracciò uno per uno,a lungo,per tardare quel distacco che non avrebbe mai voluto. Si trattava di abbandonare il luogo dove era nato e vissuto,tutto ciò che conosceva e a cui si era abituato,per andare verso l’ignoto,in luoghi dove si parlava una lingua diversa e ogni angolo di strada,ogni persona,sarebbero stati sconosciuti.

Occorreva coraggio,spirito di adattamento,enorme capacità di sacrificio. Si viaggiava su navi sovraffollate e spesso malandate che trasportavano insieme persone, merci e qualche volta anche bestiame,in condizioni igieniche pessime. Coloro che sbarcavano negli Stati Uniti,erano posti in quarantena,segregati in appositi locali,in attesa di una visita medica prima di essere accolti nel “ nuovo mondo”. Ellis Island,un isolotto di fronte a New York divenne famoso proprio perché vi venivano concentrati gli  emigrati in attesa di entrata.

Una volta ammessi i nuovi arrivati dovevano accettare i lavori più umili e peggio pagati. L’unico,modesto aiuto poteva venire dai compaesani che li avevano preceduti e che avevano già stabilito i primi contatti con lo sconosciuto mondo americano. Col tempo e l’impegno molti fecero fortuna e migliorarono notevolmente le loro condizioni. (“Trovare l?America” divenne un modo di dire che resiste tutto’oggi ). Grazie alle “rimesse” e ai pacchia degli emigrati mandati a casa migliorarono anche le condizioni di molti familiari rimasti a Parenti. Anche molte feste religiose venivano approntate grazie alle sottoscrizioni dei tanti nostri emigrati. Non bisogna dimenticare però che,oltre ai tanti fortunati,molti trovarono la morte n circostanze sicuramente drammatiche e mai chiarite. Le loro vite sono finite nel nulla,senza una notizia,senza un oggetto che potesse ricordarli.

 

 

Cartolina postale del 19 luglio 1923

Carissima Maria,accontentati di poche righe che scrivo in un momento doloroso per noi.Sul momento 4 pomeriggio,sono partiti per l’America Carmine e famiglia con apposito automobile sino a Cosenza,domani  saranno a Napoli alle 8 di mattina. Sono accompagnati da Giovannino a Napoli e da Umberto sino a Paola che poveretto giunse  ieri sera dalla marina e da Paola stesso ritorna a Botricello.

Figurati come siamo rimasti addolorati noi vecchi genitori vedendoli partire a licenziarci n vita. Dio li benedica e li mandi buona fortuna.

Giovannino ritorna qui lunedì sera,martedì starà con noi e il giorno appresso sarà a Policastro. Ti scriverò a lungo in seguito,in risposta alla tua,così farà anche mia moglie,che poverette è rimasta dolorosissima.

Qui fa un caldo soffocante,mi figuro cosa ci è da voi.

Ti saluto con affetto tuo   F.P.

 

 

Lettera da Buenos Aires del 13 Aprile 1959

Fratello e tutti carissimi,in questa stessa data,in un vapore di scartamento ridotto chiamato “ Indiana”,nel porto della bella Napoli,imbarcavo con destino a qusta terra con la testa piena di illusioni,e il cuore gonfio di amarezza,senza immaginare,nemmeno per sogno,che potrebbero trascorrere trenta anni fin oggi,lontano da voi tutti. Che fare ? L’uomo progetta… il destino poi fa le cose.

Desideriamo che la presente trovi  a tutti bene,noi ugualmente per lo  meno in salute,in quanto ad altro credo che dovete sapere qualche cosa per mezzo dei giornali,rispetto alla situazione abbastanza critica della Nazione,male già vecchio,però che attualmente ha raggiunto uno stato difficile di sopportarlo.

Non mi prolungo su questo punto,promettendovi di scrivere nuovamente….Andiamo ad altro per dire che,come già scrissi a nostra sorella,è possibile che riceverete la visita ‘una famiglia di amici,che vi raccomando in modo speciale. Senza farvi la biografia completa vi dirò che sono gente semplicissima,con un modo di trattare modestissimo,benchè d’una situazione economica invidiabile…Qualunque incitazione l’accetteranno con piacere. Fosse una minestra di cavoli e fagioli o una fetta di soppressata o un bicchiere di vino. Qui facciamo lo stesso,con la differenza che la soppressata è sostituita con un salamino”tipo calabrese “ e il vino “tipo chianti “Qui tutto è  “TIPO”. Se potete accompagnarli ad una passeggiate alla nostra Sila ,siccome portano con loro la macchina foto,film,filmerà dalla Colla dei Favali,Parenti con le sue colline,così potrò vedere quei luoghi tanto cari per lo meno in pellicola.

Lamentiamo molto che,uno per la insicurità,e l’altra perché qui non c’è niente che valga la pena,e attualmente peggio che mai,non abbiamo mandato un regalino per i nipoti. Che ci perdonino tutti,se Dio vuole lo faremo in tempi migliori,che speriamo devono giungere. In  attesa che gli amici giungano a Parenti e che poi di ritorno li possiamo rivedere per sapere tutte le vostre notizie.

Vi abbraccio affettuosamente.