Parenti tra storia, memoria e cronaca 1900-1950
un libro di Ubaldo Lupia
PRESENTAZIONI
Questo è un libro particolare. Non narra la storia di Parenti, ma la ripercorre quasi ricreandola, attraverso i luoghi della memoria in cui essa è oggettivata. Per questo, esso somiglia molto ad un faldone di archivio pieno non di carte, ma di eventi, di passioni, di lotte, di personaggi, di drammi che hanno attraversato “il secolo breve”, non solo a Parenti, ma in tutta Italia. Questo libro è uno spaccato di storia viva, attraverso il quale le generazioni del passato parlano alle generazioni del presente in un rapporto di continuità con una “rivoluzione” che non fu una disgregazione, ma, un salto di qualità, una piantagione fertile di nuove forme e stili di vita personali e collettivi. Questa storia, perciò, non mi resta esterna e archiviata, ne porto, infatti le stigmate vive. La sento come la mia storia. In queste pagine ritrovo l’ethos che mi ha educato e la forza del radicamento in un popolo, quello parentese, fiero e battagliero quanto operoso e solerte, soprattutto, geloso della libertà e della fede dei padri. Il libro che ho in mano, con le sue vicende passate, mi fa sentire accompagnato, nel presente, dallo stesso popolo che mi ha generato.
Mons. Vincenzo Filice
Non è il primo libro che si è scritto su Parenti,ma,come tanti che in questi anni si stanno pubblicando sui paesi della Calabria,quello di Ubaldo Lupia si evidenzia per l’accuratezza,la documentazione,la passione che trasuda dalle sue pagine. Non è uno storico di professione,l’autore,non è un uomo di lettere né è u economista o un sociologo:è un cittadino del mondo,con radici ben impiantate nel posto in cui è nato,in cui sono nati i suoi avi. E in questo inizio del nuovo millennio,come tanti si interroga. Si interroga sulla sua identità,su dove siamo,su chi siamo. Alla ricerca di ragioni fondative,di motivazioni,su prospettive che non possono venire se non dal passato,dalla storia. Un passato e una storia,beninteso,non da contemplare,non da vivere in termini nostalgici,ma da scandagliare minutamente,oculatamente,sì da fornire,per chi scrive soprattutto,prima che per i lettori,strumenti di percorso condivisi e consapevoli. L’identità è storia e la storia è verità,si potrebbe dire,e in questi “ tempi sbandati “ come canta il poeta,ecco che si riscopre la microstoria ,introdotta più di un decennio fa dalla grande scuola francese di Duby e Le Goff. Una microstoria che ci ricorda la” storia siamo noi “,tutti noi,” nessuno si senta escluso”,anche se,come lo stesso Lupia chiosa nell’introduzione,a scriverla sono sempre e comunque i vincenti e i potenti. Che trascurano o censurano le migliaia di derelitti,di repressi,di deboli o,il più delle volte,di comuni e semplici cittadini. Della Balzata,di Favali,della Poverella,di Cappello di Paglia,,di Bocca di Piazza,delle casine e i mulini lungo il Savuto,costretti a emigrare o relegati in un mondo di stenti,di povertà emarginalizzazione.
Mentre i nomi di Migliori,Cardamone,Lupia,Ponterio,Grandinetti,l’elite insomma,come sempre e dappertutto accade,dettano i tempi,determinano gli eventi.
La microstoria è imposta,e subito,all’attenzione non solo degli addetti ai lavori ma anche dell’utente comune.,prima ancora che irrompessero con la loro forza devastante l’informatica e la globalizzazione,che hanno creato u mondo omologato on line. Subito,però,ci si è interrogati sulle conseguenze di questo universo indistinto,sulla necessita di affermare specificità e contesti originali,ed ecco,quindi,il fiorire d’iniziative,non solo storiografiche,tese a far risaltare identità e diversità entro le quali situarsi.,al riparo del mare grande del siamo tutti sotto uno stesso cielo,viviamo nello stesso villaggio.
Ha ragione Eric Hobsbawm ? E’ come scrive il filone storico anglogiapponese:la storia,la memoria sono morte ? Vive e vince solo il mercato,la competitività ? Non serve interrogarsi più di tanto,né guardare indietro,ma solo competere,competere,competere? Oppure Magris,Camporesi,Carlo Ginzburg colgon il senso di straniamento in cui siamo immersi e denunciando lavera e propria “ torsione antropologica” entro la quale siamo avviluppati,ci sorreggono nel tener duro lungo il percorso,difficile,che ci porterà verso un nuovo umanesimo ? Ubaldo,e noi con lui, e tanti altri,non abbiamo dubbi, e testardi,tenaci,saldi,quotidianamente testimoniamo di questa speranza,lottiamo per l’affermazione di questo “ New deal”. Tre sono gli assi portanti delle cronache della Parenti di Lupia:l’emigrazione,il fascismo e la nascita della democrazia,la vita quotidiana. Sempre contestualizzati dentro la cornice di riferimento vasta degli eventi”grandi”,nazionali e internazionali. E convince,questo impianto,ci fa scoprire e ricostruire fatti ed episodi,per noi zoomare sul microcosmo del Savuto. Con dati,tabelle,foto,verbali,lettere…Rileggiamo nomi che sanno di antico,toponimi strepitosi,soprannomi gustosi,tutti col sapore dell’età dell’innocenza. L’epopea dell’emigrazione,appunto,che rimanda al nord e al sud America,alle fatiche,gli stenti,le alienazioni dei calabresi d’oltreoceano. Il fascismo,i podestà,il movimento operaio,la grande Rogliano,raccontano col sapore di certi scritti di Sciascia:parlano,da soli,i documenti. E la vita quotidiana,col gusto narrativo quasi alla Steinbeck,soprattutto quando,forse troppo fugacemente,Lupia ci parla dei villaggi costruiti ai piedi della Sila,favoleggiati dal caustico Humour parentese come insiemi di capanne africane.
Non solo i Parentesi,non solo quelli ormai urbanizzati,non solo gli emigrati,ma ritengo tutti coloro che vogliono scoprire un’autenticità calabrese dalla quale trarre umori e spinte positive e genuine,e Dio sa quanto ce n’è bisogno soprattutto oggi,si abbevereranno al libro di Lupia.
Grazie,Ubaldo,attendiamo impazienti il secondo volume,quello degli anni 1950-2000.
Buona lettura.
Massimo Veltri