Il fiume Savuto

UN FIUME ED UNA VALLE,DALL’ALPE AL MARE.

Nasce da un altipiano granitico,fresco,cristallino,ed attraverso una valle ricca di storia scende verso un mare caldo,dalle spiagge di ghiaia che denunciano la giovinezza del rilievo geografico.Le sue acque passano dal pino e dal faggio al cerro e al castagno,per poi tuffarsi nella foresta mediterranea,nella macchia,nei pascoli e nelle garrighe che si inerpicano sulle colline della foce.

Di questo fiume però sappiamo poco,natura e fauna sono poco esplorati,quasi avessero aspettato un’occasione per rivelarsi che non fosse banale,scontata.

Anche lo studioso sembra averlo attraversato frettolosamente,forse perché attratto dalle calde costiere tirreniche o dai bagliori della Sicilia,esattamente come fa oggi che discende il fortunoso tratta d’autostrada che collega Piano Lago e Cosenza alla piana di Lamezia. Eppure le premesse per una grande ricchezza biologica ci sono tutte:apertura della valle verso occidente,flusso migratorio di uccelli,varietà ambientale,habitat spesso ben conservati,persino la descrizione di una forma nuova di cavedano (Leuciscus cephalus ruffoi ) un pesce di acqua dolci,dedicato ad un grande esploratore dell’Appennino,lo zoologo Sandro Rufo di Verona,anche se la peculiarità è stata poi ritenuta più di forma che di sostanza. Ancor meno si sa di chi certamente predava il cavedano per esempio la lontra,della quale è rimasto forse solo l’immaginario scientifico,il dubbio cartesiano di che vorrebbe ancor vederla lì,dove dovrebbe essere.

Sostanziale è,in ogni caso,la grande estensione di “ wilderness “ che accompagna il corso del fiume,il suo fondovalle accogliente,la grande montagna carsica che lo separa dal mare e ne arricchisce il mistero.

PIETRO BRANDMAYR (Professore di  Zoologia presso l’Università della Calabria)

VECCHIA SORGENTE

SORGENTE SAVUTO

VICINO ALLA SORGENTE

Il FIUME SAVUTO E I SUOI PONTI
TESTIMONI DI STRAORDINARIE ED ANTICHISSIME VICENDE STORICHE.

Questa è la storia di un fiume:il Savuto,antico “ Ocinarus “ ( che scorre velocemente) dei greci e che i romani indicavano con il nome di “Sabbatus “. Un fiume che ha svolto con la sua valle,nel corso dei millenni,un ruolo importante nella storia della civiltà. Ne sono testimonianza ancora,fra l’altro i ponti o i ruderi di essi,di costruzione greco-romana che  consentivano il collegamento fra le due sponde.La sua sorgente si trova a 1.360 metri di altezza nella località “ destro di Spineto (Comune di Aprigliano) in Sila;dopo un percorso di 50 Km il fiume riceve l’abbraccio perenne del Mar Tirreno nei pressi di Campora San Giovanni. Lungo il percorso riceve numerosi  affluenti,fra cui le acque del Carviello,del Tarsitano,di Vaiano,del Tassitello,del Merone,del Cannavino ( che crea una suggestiva e caratteristica cascata ),del Mola,del Lara,del Bisirico,del Mentano,del Carito,dello Scolo ecc. Le acque del fiume in Sila si riposano per un breve tratto nel lago artificiale denominato appunto Savuto;poi procedono nel viaggio bagnando i territori di Parenti, Rogliano,Santo Stefano di Rogliano, Marzi, Carpanzano, Malito,Scagliano, Pedivigliano,Altilia,Aiello,Aiello Calabro,Martirano,San Mango d’Aquino,Cleto,Nocera Torinese. Tracce di itinerari antichi sono sparse un po’ dappertutto lungo l’omonima valle;soprattutto di ponti. Fra questi quello “Alli Fratti”,il Tavolaria,il Musato o Gallizzano, ed il famoso ponte di Annibale,nei pressi di sant’Angelo. Il ponte” Alli Fratti “ come riporta “l’universo”,la rivista di divulgazione geografica dell’Istituto geografico militare di Firenze - è lungo 22 metri circa,ha la passerella larga m.2,80 e le spallette alte circa 45cm. Esso rappresenta una sistemazione medioevale di una costruzione-sostiene la citata rivista – che, anche in base al confronto con l’altro ponte antico di sant’Angelo può essere considerato di origine romana.Distrutto diverse volte fu,in epoca recente,ricostruito dai francesi di Murat. A proposito del ponte di Gallizzano,Francesco Antonio Accattatis nel 1749 scriveva:” nei pressi di scagliano si trova il gran ponte di Trivetini,edificato per comunicare il commercio tra Scigliano ed Altilia. Esso dal volgo comunemente vien detto il ponte Musato o di Gallizzano. L’antica tradizione ce lo fa credere opera del conte Ruggirei Normanno. E la magnificenza e maestà del lavoro,autentica questa nostra credenza. Esso è uno dei più belli e maestosi ponti della provincia,opera che potrebbe bene entro il recinto di ogni gran città,anziché in luogo alpestre e disabitato dove si trova. Negli anni passati fu danneggiato alquanto da persona con la speranza di trovarvi dentro qualche tesoro”.

Per quanto riguarda il ponte di Annibale,testimonianze di un tragitto,percorso da strateghi militari,il prof. Emilio Barillaro scrive:”…Il ponte fu gittato dai romani a servizio della via Popilia nel 203 A.C.;distrutto dagli stessi costruttori all’epoca della sconfitta di Annibale per arrestare la fuga di costui ed impedirgli di raggiungere il mare e poi ricostruito con lo stesso materiale edilizio e con lo stesso modulo architettonico  dei genieri del generale cartaginese per il transito della sua armata.

Ed il Padula in “Calabria prima e dopo l’unità”.” Quel ponte può dirsi l’unico monumento architettonico della provincia. E’un solo arco colossale della luce di cento palmi che comincia dal suolo e non s’appoggia ai pilastri. Vi si ascende per una scaglionata che lascia tra sé e l’arco del ponte un vuoto dove si ricovrano i pastori. Mentre tu sali spesso ti viene all’orecchio uno scoppio di riso; e sono foresi e forosette che ridono sotto i tuoi piedi. Il ponte è di piperno ( roccia eruttiva effusiva, n.d.c.) e se ne ignora l’autore. Il volgo lo crede opera del diavolo e crede di vedere sopra alcune pietre l’impronta di sua mano e va a cercarvi tesori”.

Sulle condizione del ponte ai primi del 1900 abbiamo rinvenuto una relazione dell’archeologo Edoardo Galli che così,fra l’altro,lo descriveva: “ Il ponte ad una sola luce,è ormai ridotto in misero stato,non però da essere del tutto inservibile. E’ naturale che in tanti secoli d’incuria molte opere secondarie siano rovinate; tuttavia resta lo scheletro dell’arco,tutto a grandi massi rettangolari di un tufo grigiastro,frequente in quella località,sovrapposti solo e non legati con calce. Chi guarda il ponte con le spalle alla foce,vede a sinistra un corpo avanzato,una specie di terrapieno che in altri tempi doveva essere rivestito di un muro a grandi massi,ma che ora mostra la sua struttura interna “incerta”. Anche i parapetti sono crollati e sul piano stradale non si vede traccia di “crepidines” o marciapiedi laterali. Guardando ,poi,le fiancate appare evidente l’intenzione dei costruttori di restringere artificialmente,ridurre quanto più possibile la valle,per soverchiarla con un solo,arditissimo arco. Questo è all’incirca,alto 13 metri e largo il doppio,ma nell’antichità doveva librarsi ad una altezza vertiginosa,poiché è risaputo che tra i fiumi della Calabria il Savuto è uno dei più noti e temuti per piene e devastazioni. 

( “E’ gonfio di verno e porta alberi all’impiedi “ scriveva il Padula n.d.c.) Quindi non v’è dubbio – conclude l’architetto Galli – che in più di duemila anni il fiume abbia colmato una buona metà dell’altezza primitiva. Infatti non si vedono i pilastri su cui poggia la volta perché sono sotterrati nella ghiaia e come si può notare oggi,il fiume scorre a livello della corda dell’arco”.

Le sponde del fiume Savuto erano anticamente arricchite della presenza di torrette,dotate di piccoli sportelli in cima,che servivano per avvisare in tempo gli abitanti della zona dell’arrivo dei Saraceni e dei Turchi che con le loro scorrerie mettevano a dura prova la vita tranquilla e laboriosa delle famiglie. Il 13 Aprile 1806 Giuseppe Bonaparte,percorrendo il Regno di Napoli conquistato dalle armi francesi,ricevette proprio nelle gole del Savuto un corriere che gli portava il decreto imperiale in data 30 Marzo con quale Napoleone lo creava,per diritto di conquista, Re del Regno di Napoli.

Nel 1852 Rilliete,chirurgo ginevrino del 13° battaglione cacciatori attraversò la Valle,a capo di una colonna mobile assieme a Ferdinando ll. Queste alcune delle impressioni  riportate dal Rilliet: “…Dopo Rogliano attraversammo il piccolo villaggio di Li Marzi,al di là del quale la strada discende per immensi zig-zag in fondo alla Valle del Savuto che non è affatto meno del terribile Acheronte;essendo l’altro in Epiro. Non riuscirebbe a farsi un’idea dell’immenso sconvolgimento per il quale queste montagne sembrano qui essere gettate a caso,formando profonde vallate che si incrociano in tutte le direzioni mentre da tutte le parti si innalzano,quasi a picco,masse imponenti di rocce e di montagne in mezzo alla natura selvaggia e  grandiosa…”.

E concludiamo riportando un episodio narrato dallo storico Ballandisti: “…Passando il Savuto beviamone l’acqua,ma prima facciamoci la croce. Quando san Francesco di Paola era in Francia,Giovanna Caserta di Altilia fu invasa dal  demonio. Fu recata dinanzi al sacerdote do Angelo Serra che le chiede:2 Chi sei tu ?Sono Satana” rispose l’ossessa e continuò:lo stanziavo n Martorano e li mi divertivo a rompere le brocche alle ragazze che andavano al fonte per eccitare risse tra loro ed i ragazzi.Un dì ero presso al Savuto;passò costei,si chinò per bere senza farsi croce ed io,immantinente, le entrai nel corpo.

                                                                                         TONINO DE MARCO

 

IL FIUME  SAVUTO

Il fiume  Savuto,chiamato dai Greci "Ocjnarus "  e dai Romani " Sabatus " secondo una delle tante antiche leggende,deve il suo nome a Sebasio figlio di Cur re degli Ausoni - nome dato dai Greci  ai primi abitanti dell'Italia Meridionale-. Esso nasce da una ricca sorgente di acqua pura e fresca "Testa del Savuto " in località Spineto  nel Comune di Aprigliano , sull'altopiano della Sila Piccola a quota 1200 metri s.l.m. Si alimenta,snodandosi dolcemente,con le acque di altri torrenti e rigagnoli per poi riversarsi nel piccolo invaso del Lago Savuto. Da qui fuoriesce-solo il troppopieno-e dopo circa un chilometro si immette nel suo naturale corso verso Sud attraversando il varco depressivo della "Poverella". Abbandona la pianura ,diventa torrentizio e dopo un percorso di 55 chilometri sfocia nel mare Tirreno in territorio di Nocera Terinese (CZ). Sui costoni rocciosi che delimitano questo questo fiume sono sorti paesi più o meno di antica origine e tuttora importanti per tradizioni,cultura e commercio agricolo. Citerò i primi a partire dalla sorgente perché,avendoci vissuto più da vicino,sento di essere a loro legato affettivamente.

Parenti è il primo nato,pare,sulla sponda sinistra del fiume perché più ricca  di acque sorgenti. A fondarlo furono-secondo una delle tante ipotesi -  delle famiglie venute da  Carpanzano,altro paese sulla stessa costa del Savuto a pochi chilometri di distanza più a Sud. I Parenti,appunto,dal ceppo carpanzanese che preferirono - secondo me- costruire a manco le prime case scartando la zona della " Cutura" più pianeggiante e soleggiata, per non essere soggetti ad attraversare il fiume poco benevole,un tempo, a sottomettersi al transito di persone e cose.

Nel  1810 il paese venne interamente raso al suolo dai Francesi,così come ci racconta  De Rilliet nel suo "Tournèe in Calabria 1852 ": ' Una compagnia di Volteggiatori del 29 ° (francesi) mentre si trasferiva da Cosenza a Monteleone(attuale Vibo Valentia) si fermò dopo Rogliano,sulla strada; a quel punto si vide arrivare una deputazione del piccolo villaggio de ' Li Parienti ',situato ad alcune miglia sulle montagne. Queste persone,col loro Sindaco in testa e con i cappelli adornati di nastrini tricolori,fecero loro migliore accoglienza supplicandoli di andare a passare la notte nel villaggio. Cedendo a tutte questa testimonianze di amicizia,i francesi si lasciarono sedurre e seguirono le loro guide.

Giunti al villaggio essi furono ricevuti al grido di " Vivano   i   bravi francesi " con archi di trionfo,fiori e tutte le manifestazioni più amichevoli. Gli ufficiali sono trattati splendidamente alla ' Casa Comunale '; in quanto ai soldati ogni abitante ne prende uno sottobraccio e lo conduce a casa propria,lo rifocilla e lo tratta meglio che può: tutte queste apparenze di ospitalità nascondevano un infernale tradimento. A un segnale partito dalla Casa Comunale,segnale che annunciava la morte degli sventurati e imprudenti ufficiali,gli abitanti saltarono addosso ai  loro ospiti addormentati e li sgozzarono senza pietà. Uno solo sfuggì alla carneficina e andò a riferire la notizia al generale Manhès il quale immediatamente accorse e, per dare un terrificante esempio,diede il villaggio alle fiamme,fece massacrare gli abitanti e arrestare i capi del complotto. ".

Altri paesi si affacciano a destro e a manco del fiume Savuto fino alla sua foce;questi erano stati costruiti appositamente sulla sue sponde perché l'acqua costituiva la forza che faceva muovere i mulini ( chi non ricorda il mulino di 'Compapeppe du mulino e zu  Franciscu du mulino,quello più a Sud  di' Trentino du mulino ) e dava vita e da ancora oggi a ricche macchie coltivate ad ortaggi. ( Le macchie offrono ancora oggi ai Parentesi le primizie di tutti gli ortaggi n.d.r.).

Il fiume Savuto d'Estate era il nostro mare.Si facevano i bagni nei famosi ' vulli '. Qui si mangiava in allegria e in compagnia sotto la frescura degli ontani.

                                                                                             FLORA E FAUNA

Il bacino del Savuto racchiude una flora e fauna variabile a degradare verso il mare:dal pino silano all'abete,dal faggio al castagno,dal pioppo all'ontano,dal rovere alla quercia,all'ulivo ,ecc. Oltre a tante varietà di piante da frutto,abbondano quelle selvatiche tra le quali l'erica meridionale,la profumata ginestra,il biancospino,il corbezzolo, ecc. Nelle zone intermedie i vigneti,abbondanti un tempo,danno l'ottimo e conosciuto vino nero del Savuto.

La fauna,nel suo insieme,va: dal lupo al capriolo,dal cinghiale alla volpe,dal tasso alla lepre,dal gatto selvatico allo scoiattolo nero,dalla vipera alla donnola,dalla faina al riccio,al ghiro; l'istrice,la lontra e la martora sono scomparsi negli ultimi venti anni.

Tra gli uccelli si ricordano fra i più grossi:l'avvoltoio degli agnelli(oggi scomparso), la poiana,il falco reale,il gufo reale, il corvo imperiale,la cornacchia,il falco libratore, la civetta,il barbagianni,la ghiandaia,la gazza,il colambaccio,il picchio,l'upupa,la starna,la coturnice,il merlo , ecc.. Le acque fresche e abbondanti e pulite erano ricche di pesci:dalla trota salmo-fario all'anguilla,dal pesce reale al cefalo,dal capitone al granchio  

                                                                                              STORIA

Volendo parlare della storia del Fiume Savuto,diventa difficile catalogare i fatti e le leggende secondo un ordine cronologico o d'importanza,per cui ho deciso di partire dalla sorgente per soffermarmi nei luoghi più importanti scendendo fino al mare.

SORGENTI DEL SAVUTO

La sorgente del fiume Savuto,luogo di sosta preferito e rituale delle comitive di cacciatori e di escursionisti,in realtà non esiste più perché con i ripetuti prelievi della falde acquifere a monte,sotto le rocce granitiche,è venuta a mancare l'acqua alla fontana,incanalata in condotte per i bisogni della piana di S. Eufemia .( Una cava di pietre proprio sulla sorgente forse ne ha diminuito la quantità  n.d.r.)

Il nome  'Spineto ' deriva dalle numerose siepi e cespugli spinosi che vegetano in questa zona. Detta sorgente è chiamata,anche, ' Fontana del ladro ' per via,in passato,dei sistematici agguati che presso di essa i briganti operavano a danno dei pastori durante la transumanza che dallo Jonio portavano  le greggi sull'Altopiano e viceversa. Questo ricatto che si è perpetuato fino ai primi del 1900 era il prezzo da pagare per il libero passaggio attraverso questo varco obbligatorio e andava dal giovane vitello alla pecora migliore,dal capretto più carne a parte delle scorte che i pastori portavano con loro.Gli ultimi briganti furono vittime dei pallettoni del trombone di un risoluto pastore.

LAGO SAVUTO

Questo lago, per quanto piccolo,costruito tra il 1921 e il 1923 ha ridotto notevolmente la portata originaria delle acque del fiume che,invece,vengono pompate verso il lago Ampollino e quindi,dopo essere sfruttate dalle centrali idroelettriche,vengono scaricate nel mar Jonio. E' stata questa la prima violenza perpetrata a danno del Savuto.

CUTURA

Occorre premettere che il nostro fiume - ridotto oggi a poco più che un ruscello - aveva una portata d'acqua che d'estate superava i due metri d'altezza e d'inverno,in media, i quattro metri e che,quando era in piena,secondo il Padula: "  Portava alberi all'impiedi ". Secondo un documento del 1812,data della costruzione del ' Ponte Nuovo ' e dell'attuale SS.19 ad opera di Murat,le acque del fiume in piena superavano i quindici palmi,cioè quattro metri circa. Ancora l'Arnoni,dopo cinquant'anni,lo  descrive come un fiume: " Torbido,truce e spaventevole a tutti crudele ". Da queste notizie  che risalgono a circa duecento anni fa possiamo immaginare quant'acqua portasse il fiume al tempo dei Romani. Ecco,dunque,l'importanza che il fiume aveva quale unica via di trasporto degli alberi - ' l'abetone ' verso il mare.

I  Romani tagliavano qui a monte,alle falde della Sila in località " Cutura",questo tipo di pino resinoso ottimo per la costruzione delle loro navi,ne abbondonavano i tronchi alla corrente del Savuto e li ripescavano al mare,alla foce presso Falerna. La " Cutura ", che oggi è un ampio arenile  torrentizio,era un luogo di raccolta '. I tronchi qui tagliati o raccolti venivano abbandonati alla corrente in ordine sparso per superare,più agevolmente,le strettoie del Savuto nel tratto Parenti- Balzata.

ISCHIA  ROMANA

In località ' Ischia Romana ',presso  Balzata,i tronchi venivano ripescati e fasciati assieme tanto da formare delle zattere e rimandati alle acque del Savuto arricchitesi,intanto,da quelle del torrente ' Mola' prima e ' Cannavina' poi. In questa zona venne costruito,nel 1582 sotto il regno di Filippo ll di Spagna,il primo ponte in muratura con pietre del posto e mattoni portati attraverso la strada già costruita Rogliano - Parenti;il costruttore fu mastro Sansonetto  Belsito. Il ponte crollò tra il 1927 e il 1928 per l'instabilità del terreno,oggi ne rimangono in vista le sue spalle;in un tratto di appena 50 metri a valle sono stati costruiti,in tempi diversi,altri tre ponti in sostituzione l'uno dall'altro.

CANNAVINA

Più giù a circa 1 chilometro troviamo il primo e più importante affluente del Savuto,il torrente " Cannavina " con le sue acque spumeggianti e fresche e con la sua caratteristica cascata. Da sempre le sue acque sono state considerate medicamentose per la cura dei reumatismi per cui,specie d'estate, questo luogo era ed è ancor oggi meta di comitive e di gitanti.

TAVOLARIA

Il ponte " Tavolaria ",a circa 1500 metri dal Cannavina è stato edificato anch'esso nel periodo spagnolo nel 1592 ad arcata unica in mattoni cotti al sole mentre le spalle sono state costruite interamente con pietra locale e calce;la spalla sinistra poggia su uno sperone di roccia molto caratteristico. Esso congiungeva,attraverso mulattiere i terreni a sinistra del fiume con quelli esposti a levante, ed è stato importante per il commercio dei prodotti agricoli e per quelli della pastorizia che venivano portati ai mercati di Rogliano. Ma,oltre che per la sua rude e primitiva bellezza architettonica,esso ci affascina con la sua storia e la leggenda legata a questa zona da cui prende il nome:Tavolaria.

Il re Enotrio,trovandosi a risalire la valle del Savuto incontrò nella zona molta resistenza da parte dei suoi nemici quindi,per sconfiggerli,lavorò di astuzia chiedendo una tregua e invitandoli a una lauta cena e,dopo averli fatti ubriacare,li uccise tutti. Fu un orribile massacro e un perfido inganno,una tavola ria,cioè una cena o tavola perversa.   ( ( ( Dal libro:storia  leggenda e realtà lungo il corso del fiume Savuto di Saturno Tucci - Edizioni orizzonti Meridionali

Parenti e la Valle del Savuto

Superificie: 34.568 ettari (5,2% della provinciale, 2,3 % della regionale). Ad eccezione del Comune di Piane Crati, tutti i comuni sono caratterizzati da una zona altimetrica di tipo montagna interna . Il Comune più esteso è Rogliano con 4.136 ettari (12% dell’area del Savuto).

Popolazione: 28.000 ab. (3,8% della provinciale e 1,4% della regionale) (istat 99). I Comuni più popolosi sono Rogliano, Parenti e Grimaldi che insieme concentrano il 37% della popolazione dell’area, equamente distribuita per sesso. Tra i comuni rimanenti nessun’altro supera i 2mila abitanti e ben 7 (Altilia, Belsito, Carpanzano, Cellara, Malito, Panettieri, e Pedivigliano) contano meno di 1000 abitanti. Nel complesso l’area del Savuto mostra un’accentuata polverizzazione comunale e una mancanza assoluta di agglomerazioni urbane. La distribuzione della popolazione per fasce di età mette in evidenza per l’area del Savuto, comparativamente alla Provincia e alla Regione, una maggiore presenza relativa di residenti anziani (65 e oltre) e una minore incidenza dei giovanissimi (0-14).Si registra un aggravamento del tasso di vecchiaia tra il 91 e il 98 .

Dinamica demografica: Nell’ultimo ventennio la popolazione residente nell’area del Savuto mostra una leggera tendenza alla crescita. Tra il 1981 e il 1999 i residenti aumentano di 378 unità, pari ad un incremento relativo dell’1,4 per cento. Particolarmente evidente è la crescita, seppur contenuta in valore assoluto, nei comuni di Santo Stefano di Rogliano (+47,2 per cento), Piane Crati (+31,5 per cento) e Mangone (+11,4 per cento), motivata dalla connotazione extra-urbana dell’area rispetto alla citta di Cosenza. Al contrario vistosa è la riduzione della popolazione nei comuni di Carpanzano (-36,9%), Panettieri (-20,4%), Scigliano (-17,9%) e Pedivigliano (-12%) ovvero le comunità più piccole e dell’entroterra, a ragione sia delle scarse opportunità nel mercato del lavoro locale.

Densità: 81 abitanti a Kmq in media, valore molto più basso rispetto alla media provinciale (112,1) e regionale (136,0). Figline Vegliaturo, Mangone e Piane Crati, a ragione della modesta estensione territoriale e della maggiore dinamicità economica, evidenziano densità abitative di rilievo. Il Comune di Rogliano registra anch’esso una densità abitativa superiore alla media dell’area del  Savuto e al rispettivo valore della Provincia di Cosenza e della Regione (144,3 ab/kmq) dovuta essenzialmente al numero dei residenti.

Grado di urbanizzazione: Ai dati ISTAT del 1991, lo stock abitativo dell’area della valle del Savuto era composto da quasi 13mila abitazioni e da oltre 54mila stanze, il 27,3 non occupato, valore meno accentuato rispetto al dato provinciale (38,5%) e regionale (34,6%), da ricondurre alla specificità dell’area (zona altimetrica di tipo montagna interna) e quindi con un fenomeno delle doppie case non tipico. Nell’area la percentuale di non occupazione raggiunge i livelli più elevati in quei comuni periferici dove è in atto il fenomeno dello spopolamento (es. Panettieri) . Le abitazione costruite dopo il 1981 sono l’10,8 per cento del totale nell’intera area del Savuto, un valore quest’ultimo superiore a quello medio provinciale e regionale. E’ da considerare, in contrapposizione, il blocco della crescita edilizia avvenuto nei comuni più interni dell’area.

Link a documenti di approfondimento:

FIUME SAVUTO

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